La storia di GROTTA PERFETTA
Si ritiene che il toponimo derivi dall'antico nome di età medievale: Horti Praefecti o Praefectis.
L'antico toponimo sembrerebbe indicare che in loco esisteva, ai tempi dei romani, o più probabilmente nell'alto medioevo, qualche terreno di proprietà di un prefetto, ma non vi sono prove al riguardo; più probabile sembra che il fondo possa essere stata una delle dotazioni di chi ricoprisse la carica di Prefetto della città .
Il territorio nel VI secolo doveva prendere nome dal corso d'acqua che vi scorreva noto come Fossa Latronis, essendo oggetto di una donazione fatta da papa Gregorio I insieme ad altri beni tra cui la massa delle Acque Salvie alla basilica di S. Paolo la cui memoria era presente su una delle colonne che sostenevano l'arco trionfale della antica basilica.
Già nel X secolo era nota l'area con il nome di Horti perferie o perfecte quando nel 954 parte dell'area che confinava con i beni del monastero di San Salvatore in Laterano, già donata probabilmente nel IX secolo ad opera di una nobile Maria vedova del superista Gregorio, fu oggetto di permuta tra il monastero di San Lorenzo fuori le mura e la chiesa di S. Gregorio al Clivo di Scauro, ancora nel secolo XIII erano presenti nel territorio fondi di diversi proprietari tra i quali i principali il monastero di Sant'Alessio all'Aventino e Giovanni de Papa proprietario del casale Orti Prefectis.
Nello stesso territorio erano presenti sin dal 1339 delle vigne per circa 11 ettari tra cui quella detta della Castagnola appartenenti al Priorato di Santa Maria de Aventino dell'Ordine di Malta di provenienza dall'Ordine dei Templari.
La tenuta omonima, censita extra Portam Appiam, fu poi proprietà della famiglia Mattei almeno dalla seconda metà del secolo XVI per passare ai Colligola che ne erano proprietari sul finire del XVIII per un'estensione di circa 250 ettari confinante con le tenute di Tor Marancia, Tre Fontane e Sant'Alessio, per divenire agli inizi del Novecento di proprietà dei Ceribelli.
In Ortis Perfectis sin dagli inizi del XIII secolo, era testimoniata la presenza di una torre di proprietà della chiesa di San Tommaso in Formis poi identificata come Torre delle Vigne, talvolta erroneamente confusa con quella limitrofa di Tor Marancia, tra le cui pertinenze papa Onorio III designa una pedica di 30 rubbi confinanti con il ponticello de Tufo nei pressi dei prati di San Paolo; tale torre con le sue pertinenze risultava ancora nota nel secolo XV come possedimento fuori Porta San Paolo della famiglia romana dei Capodiferro, e sul finire del secolo XVI secolo come proprietà anch'essa della famiglia Mattei.